Home » News » Conviviale del 04/06/2026 – Seveso 1976-2026

Conviviale del 04/06/2026 – Seveso 1976-2026

Luglio 1976, Seveso, ICMESA, diossina, molti di noi certamente ricordano quei momenti, inaspettati, confusi e anche drammatici.

Sono passati 50 anni da allora ed è giunto il momento di fare un po’ di chiarezza su una vicenda che ha coinvolto popolazione e territorio, la cui eco si sente ancora. Per conoscere più a fondo questa vicenda con dati scientifici certi e non buttati lì a caso, Sergio RIVA e Carlo MERONI, hanno illustrato da par loro i contorni di questa storia.

Già il titolo della relazione è indicativo: “Seveso 1976-2026. Chimica, percezione del rischio e impatto sociale di un incidente industriale unico. Dalla nube di Tcdd alla memoria collettiva che cosa resta realmente dopo 50 anni”.

Relatori sono stati due chimici di grande competenza ed esperienza: Sergio Riva e Carlo Meroni.

Il primo è ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dove ha svolto attività di ricerca dal 1984 al 2025 ed è stato Professore a contratto all’Università di Modena e Reggio Emilia dal 2000 al 2003, nel 1987 ha trascorso un anno al MIT di Cambridge, USA. Ha al suo attivo oltre 200 pubblicazioni scientifiche ed ha ottenuto due prestigiosi riconoscimenti per le sue ricerche.

Di Carlo Meroni, che certo non ha bisogno di presentazioni, si ricorsa solo che nel 1984 si laurea in chimica industriale all’Università di Milano, EUROCHEM, CTU del Tribunale di Milano, con oltre trenta anni di esperienza manageriale e tecnica nei settori chimico, farmaceutico, alimentare e manifatturiero.

I due relatori hanno voluto condividere con chi era presente quanto illustrato durante un importante convegno tenutosi il 26 maggio scorso a Milano nell’aula convegni del CNR, ovviamente adattandolo ad una platea eterogenea come quella di una serata rotariana.

Molti, moltissimi gli argomenti e gli spunti di riflessione offerti dai relatori; in questa sede si cercherà di riassumere, a grandi linee, alcuni degli argomenti trattati.

In particolare, S. Riva ha ripercorso quanto accaduto dopo il 10 luglio 1976, offrendo una carrellata dal momento dell’incidente ad oggi, attraverso numerosi articoli di giornale su quanto accaduto, soprattutto nei primi momenti.

Ha ricordato la divisione del territorio in “zone” a seconda del diverso grado di contaminazione, l’evacuazione della popolazione (circa 700 le persone evacuate in un mese), i problemi di salute, risultati, per fortuna, meno gravi del previsto (di fatto, non sono stati registrati decessi direttamente imputabili all’incidente, nulla a che vedere con la tragedia di Bophal, in India, come qualcuno aveva fatto intendere), il blocco delle attività produttive ecc.

Passano gli anni e pian piano si cerca di tornare alla normalità: si incomincia a parlare di bonifica, gli sfollati – dove possibile – cominciano a rientrare nelle case anche se non tutto è stato recuperato sul territorio.

La popolazione si oppone fermamente ad un forno inceneritore, mentre viene istituito il “Parco delle Querce” come luogo della memoria che, come Parco Naturalistico Regionale ottiene il “Marchio” di Patrimonio Europeo.

Una cronologia puntuale di tutta la vicenda, corredata da tante immagini e titoli di giornali dell’epoca spesso esagerati e catastrofisti.

Più tecnica la seconda parte, quella affidata a C. Meroni.

Si è partiti da una domanda. Che cosa è la diossina?

Ciò detto, è stato subito chiarito che l’incidente dell’ICMESA è stato causato da un errore umano da una sottovalutazione del pericolo e, forse, da incompetenza nella gestione dell’impianto che ha portato all’incidente.

Carlo ha ricostruito minuziosamente i passaggi che hanno causato l’incidente e la fuoriuscita della nube tossica, evidenziando, in particolare, il ritardo nella valutazione del rischio e nella ritardata segnalazione alle autorità.

Si deve dire che nell’impianto si è sviluppata una reazione che si è autoalimentata fino a provocare l’incidente.

Ma quanta diossina è effettivamente uscita dall’impianto? Circa 30Kg, secondo studi recenti, ovviamente dispersi in quantità diverse a seconda delle zone.

Ma cosa resta della diossina dopo 50 anni? La situazione attuale vede livelli di diossina che si possono considerare fisiologici, secondo modelli matematici affidabili.

Questi sono dati scientifici seri, non inventati ma basati sull’analisi e lo studio di rapporti ufficiali (Carlo ne ha esaminati circa 600!!!).

Per concludere, che cosa ha insegnato questa vicenda?

L’incidente dell’ICMESA ha fatto nascere il moderno concetto di rischio industriale, questo il lato assolutamente positivo della questione, insegnando il concetto di prevenzione anche in campo industriale. Proprio dall’esperienza di Seveso si è sviluppata tutta la normativa sui rischi industriali, anche a livello europeo.

Grazie a Sergio Riva e a Carlo Meroni ora abbiamo una visione più chiara e scientificamente corretta di quanto è accaduto, sia pure dopo 50 anni.

Meglio tardi che mai!!!

Condividi l'articolo