Quarant’anni di Rotary sono certamente un bel traguardo che merita di essere ricordato, soprattutto quando a raggiungerlo è un personaggio come Roberto Mancina. Leggendo il testo della sua relazione, pubblicato qui di seguito, ci si rende conto dell’entusiasmo, dell’impegno e soprattutto delle tante qualità e capacità che Roberto a messo a disposizione del Rotary e dei tre Club di cui è stato socio. Bisogna essere grati a Roberto per quanto da lui fatto e fare tesoro dei suoi insegnamenti. Buona lettura!!!
40 anni di Rotary
Io stesso fino al 1985 avevo sentito parlare ben poco del Rotary, non me n’ero mai interessato, finché non feci un viaggio di lavoro in Germania con l’ing. Otto Visconti: visitavamo dei clienti dove lui proponeva le sue macchine spianatrici per placchette di metallo duro ed io le mole che vi andavano montate sopra. Chiacchierando in auto mi parlò del Rotary, mi disse che quell’anno era il presidente del Club di Cantù-Erba e m’invitò a venire a qualche conviviale, giusto per conoscere l’ambiente, poi se lo gradivo avrei potuto associarmi.
Ci andai, e devo dire che la prima impressione fu piuttosto negativa: ambiente chiuso, poca empatia per gli ospiti, ma capii che in fondo c’era qualcosa d’interessante: i vari programmi di servizio rotariani. Accettai qualche altro invito e pian piano ruppi il ghiaccio dialogando coi vicini di tavolo, infine Otto mi disse “vedo che vieni volentieri, se sei d’accordo ti propongo come Socio”.
Accettai, ed il 18 giugno 1985 entrai nel Rotary Club Cantù-Erba, che si riuniva tutti i martedì a pranzo al Golf Club di Carimate ed una volta al mese ci si trovava a cena, invitando anche le signore. Ero tra i soci più giovani : l’età media era vicina ai 60 anni, così mi proposero d’entrare nell’azione per le Nuove Generazioni e m’inserirono nella commissione distrettuale Scambio Giovani.
Mi si aprì un mondo di opportunità: ci trovavamo la sera a cena a Bergamo, nella leggendaria cucina del presidente Franco Emmer, un italo-americano già avanti con gli anni, che in pratica passava buona parte della notte a parlare al telefono con gli Stati Uniti, per combinare gli scambi in USA ed in tutto in mondo.
Notai che tra le varie forme di scambio c’era il “Camp”, ovvero l’invito ad una dozzina di ragazzi sui 16 anni, provenienti da tutto il mondo, per trascorrere una vacanza di due settimane a tema. Nel Club non si era mai fatto prima, mi offrii di provare ad organizzare un Camp sulla archeologia: Mario frequentava un gruppo archeologico a Como (ma più che all’archeologia credo fosse interessato a qualche ragazza) gli chiesi di coinvolgerli e lo fecero con molto entusiasmo.
E così nel luglio 1989 mettemmo in piedi un programma ad hoc e lo lanciammo sui canali di reclutamento del Rotary : c’era la visita agli scavi della Spina Verde e del Monte Barro, ed anche un po’ di pratica manuale sui metodi di scavo. Per la seconda settimana noleggiammo 3 camper per andare a vedere le iscrizioni rupestri in Val Camonica, con tappe serali al Camp della vela di Dervio ed a Lovere per una conviviale col locale Rotary Club.
Fu un’avventura, a Dervio dopocena decidemmo di partire perché il posto era troppo rumoroso per dormirci, arrivammo per la nanna fino al Passo dell’Aprica: un freddo cane, alla mattina toeletta con l’acqua gelata, qualche strisciata sui camper nella stretta discesa, poi a Lovere una ragazza si sentì male: corsa al camper per metterla a letto e curarla, poi cambio autisti sull’autostrada vicino a Bergamo ( c’erano due turni di 3 giorni per non farci bruciare troppi giorni lavorativi ) chi ci dava il cambio arrivò con una vettura, che noi usammo per rientrare. Alla restituzione dei camper dovemmo pagare circa 1.000 € di danni: strisciate, letti scassati, finestrini sbiellati… non ce la sentimmo d’incolpare i ragazzi di essere stati dei materialoni, quei camper erano proprio fatti di carta velina.
Ma tutto sommato venne fuori un successo, così nella Comm. Scambio Giovani fui presto nominato responsabile dei Camps, poi addetto agli studenti in partenza per lo scambio annuale. Nel Club la squadra c’era, erano tutti motivati ad organizzare altri Camps, allora pensammo ad un Trekking Camp: belle scarpinate sulle nostre montagne, compreso un paio di notti nei rifugi. La prima edizione riuscì molto bene, cosicché il Trekking Camp venne ripetuto ogni anno, l’organizzano ancora oggi dopo oltre vent’anni dalla prima edizione!
Fui presidente del Club di Cantù per l’anno 1994-95: cercai subito di svecchiare e sprovincializzare il Club: quasi tutto il Consiglio venne rinnovato, portai le serate da una a due al mese, a quelle del mezzogiorno ridussi le portate: solo un’insalata ed un secondo. Trovai dei gemellaggi con Club esteri, rivitalizzando contatti trascurati in Francia ed Inghilterra, ed anche un nuovo contatto con Germering, in Baviera; iniziarono scambi visite e programmi comuni.
Per celebrare il nuovo millennio pensammo ad un programma ambizioso: un raduno a Sorrento coi nostri 3 Clubs gemellati, nel settembre 2000 vennero ~150 persone. Ci fu parecchio da sudare, ma ne è valsa la pena.
Nel 2001 il Governatore tirò fuori dal cassetto una proposta fatta quand’ero presidente: fondare un nuovo Club nella zona ad ovest di Como; mi disse “Roberto, l’hai proposto tu, dai facciamolo, mettiti al lavoro”. Riuscii a convincere altri tre past president ad imbarcarsi nell’avventura, insieme trovammo una trentina di potenziali Soci, di cui ben 11 donne, una novità assoluta per il nostro Distretto, e così salutai gli amici di Cantù per affrontare l’ignoto…
Il 16 maggio 2002 venne consegnata la carta fondativa del R. C. Appiano Gentile, primo presidente una donna, Anna Zottola. Anche nel nuovo Club insistetti per aprire contatti anche con Clubs stranieri, ne trovammo in Francia ed in Germania, ed uno nuovo in Spagna, a Vic.
C’era tutto da creare partendo da zero, Soci compresi : inevitabili le delusioni ed i contrasti, nel settembre 2004 ne ebbi uno a muso duro con la presidentessa, una Socia che tra l’altro se ne andò poco dopo, e decisi di andarmene.
Facevo parte del Comitato Interpaese Italia-Spagna, ero già in contatto col Club di Meda per concludere il gemellaggio con un Club spagnolo. In marzo andai a trovarli e chiesi se potevo trasferirmi lì: mi accolsero a braccia aperte. Così da socio portai a termine il gemellaggio con Benidorm, vicino ad Alicante; nel parco acquatico cittadino venne organizzato un corso di Delfino-terapia per bimbi autistici italiani, ripetuto poi per qualche anno.
Ci furono parecchi contatti e visite reciproche, cosa che sviluppò anche a Meda la voglia d’intraprendere programmi internazionali anche più impegnativi, di cui parlerò più avanti.
Mantenni i contatti con la Commissione distrettuale Scambio Giovani, mi trovavo bene e lì avevo fatto parecchie cose; il presidente Stojan (Misko) Murnik m’invitò ad andare con lui all’annuale congresso EEMA, dove si potevano incontrare le persone di quasi tutto il mondo, con cui si concordavano gli scambi; fu una miniera di contatti: conobbi europei, nord- e sud- americani, giapponesi, sudafricani, australiani; non mancai ai successivi appuntamenti in giro per l’Europa, creandomi una preziosa rete di conoscenze che copriva tutti i continenti. Insieme andammo a Madrid, a Eskilstuna in Svezia, a Reykjavik.
Improvvisamente, a fine agosto 2009, Misko ebbe un infarto e purtroppo ci lasciò. Mi proposero di prendere il suo posto e così, di punto in bianco, mi trovai a dover gestire la complessa macchina dello Scambio Giovani: c’erano gli scambi annuali (una quarantina all’anno) quelli brevi (cui avevano partecipato Mario e Giò), i Camps, i New Generations Exchanges.
Per fortuna la squadra era già rodata, e con l’inserimento di un altro paio di elementi validi divenne un vero “blue team”. Venni invitato al NAYEN, il congresso della zona nordamericana, che nel 2010 si teneva a Chicago, per tenere una relazione sui Camps italiani: altri contatti importanti e l’invito a tornare. Nel febbraio 2012 si teneva ad Anchorage, in concomitanza col centenario della Iditarod, leggendaria corsa lunga 1000 km nel vuoto dell’Alaska invernale, sulle slitte trainate da mute di cani.
Ci andammo in tre; un volo lunghissimo via Detroit, Milwaukee, Anchorage. Freddo polare, ma non abbastanza da scoraggiarci a fare la corsa a piedi sul rettilineo di partenza, dopo che tutte le slitte erano partite. C’era una folla variopinta alla partenza, alcuni coraggiosi addirittura in costume da bagno; noi in tuta e pail, meno di così… dietro di noi, dopo qualche minuto liberavano una mandria di renne: se non si correva veloce, le renne ti raggiungevano e, insomma, qualche pericolo c’era… si trattava di fare circa 300 metri di corsa, ero quasi in fondo quando sentii qualcuno che mi sfiorava un braccio: era il corno di una renna che sfrecciava al doppio della mia velocità; non mi successe nulla, però un po’ di sguaggia…
Ora torniamo indietro al 2007. Mi trovavo ad Istanbul all’EEMA; ero da solo, a pranzo mi sedetti ad un tavolo accanto a dei francesi, erano di Thionville, città che diede i natali a Robert Schumann, uno dei Padri fondatori dell’Unione Europea. Ci mettemmo a parlare del più e del meno, ad un certo punto mi accennarono ad un progetto per celebrare il loro 20° anniversario di fondazione: un giro dei 6 Paesi fondatori dell’Unione, organizzato da un Team di 6 Clubs, uno per Paese, riservato a ragazzi sui vent’anni, scelti uno per ciascuno dei 27 Paesi della EU. Mi dissero “stiamo cercando un partner per l’Italia, volete farlo voi? ” ne parlo non appena rientro, dissi, vi saprò dire. Il presidente del Meda era Luigi Antona Traversi, un personaggio di grandissima cultura ed altrettanto larghe vedute: “il progetto mi piace, direi di andarli a trovare, ne discuteremo meglio”.
Andammo a Thionville, e la cosa ci piacque ancora di più, perché si trattava di far conoscere ai ragazzi le strutture comunitarie presenti sul territorio e metterli a contatto con gli esperti che vi lavoravano: dovevamo organizzare una serie di “European lessons” su temi come cooperazione economica, industriale, legale, politica, ricerca etc., quindi si cercavano ragazzi desiderosi di capire l’Europa, e non solo di divertirsi. La ricerca candidati era un’operazione che richiedeva mesi di tempo: si dovevano contattare Club o strutture dello Scambio Giovani di ciascuna delle 27 Nazioni europee, convincerli a ricercare dei candidati, sceglierne uno, che noi poi dovevamo intervistare online per accettazione.
Così entrammo del Team europeo e nel luglio 2008 partì la prima edizione del programma Europe for Europe (E4E) : 3 giorni in ciascuno dei 6 Paesi fondatori per un viaggio di 18 giorni, stavolta partendo da Como. Ci volle un’intera giornata per andarli a prendere a tutti gli orari d’arrivo nei vari aeroporti e stazioni, poi li portammo al Palazzo Marino a Milano ed a Ispra, alla sede del JRC, centro di ricerca EU, infine li portammo in pullman fino a Lindau, dove c’incontrammo col pullman tedesco che li avrebbe portati a Mosbach, città a 45 km da Heidelberg, sede del nostro partner tedesco.
Il follow up dai ragazzi fu lusinghiero, alcuni si orientarono verso carriere internazionali dopo questa esperienza, poi quasi tutti si misero a girare l’Europa per visitare i nuovi amici. Presto venne considerato il miglior programma rotariano per giovani che promuove l’Unione Europea. Ancora oggi viene ripetuto, con cadenza biennale (costa parecchio, si può solo ogni 2 anni). Oggi siamo arrivati alla 9° edizione, il Team europeo è ben rodato, soprattutto siamo diventati amici. Nel 2024 venni invitato a Radio Lussemburgo per partecipare come testimonial ad un programma fatto apposta per farci pubblicità, una bella soddisfazione!
Nel 2013 venni eletto presidente a Meda, lasciai la Comm. Distrettuale Scambio Giovani per dedicarmi al Club.
Nel 2014 c’era da celebrare il 20° di fondazione, in aprile ci fu una grande festa al teatro lirico Belloni di Barlassina: solo 98 posti tutti per noi. Uno spettacolo di musica e teatro, con passerella finale rotariana per celebrare il nostro 20°. Finita la presidenza, entrai nella Commissione Distrettuale Internazionale come segretario, il presidente era Alberto Barzanò, un vulcanico professore universitario col pallino delle relazioni pubbliche : organizzavamo un incontro dietro l’altro, in Italia e all’estero.
Finché non arrivò il terribile marzo 2020, la pandemia: tutto bloccato, ogni giorno un problema urgente, attività rotariana solo online. Alberto è di Bergamo, la città più colpita, col maggior numero di decessi. Le strutture ospedaliere erano andate in tilt, le terapie intensive intasate, ad un certo punto mancarono le mascherine, le tute, gli occhiali per proteggere i medici ed infermieri, che disperati chiesero anche al Rotary un aiuto per trovare questi prodotti il più presto possibile. Alberto raccolse quest’invito e ci consultammo per vedere cosa potevamo fare.
Questo materiale lo troviamo in Cina, dissi, se vuoi ho un cliente a Shanghai, provo a sentirlo. Ci fu di grande aiuto: riuscì a trovare un primo lotto di 50.000 mascherine che ci spedì via Germania ed in poco tempo giunsero a Bergamo: una vera manna! continuammo su questa strada, si aggiunsero altri rotariani che avevano contatti in Cina, Vietnam, Turchia, etc.; si formò un Team per trovare tutto ciò che gli ospedali chiedevano. Scelsi di coordinare gli acquisti, nel giro di 2 mesi comprammo materiali per quasi 2 milioni di €! va menzionata la creazione a Calcinate di un laboratorio per processare 2.500 tamponi al giorno con un sistema robotizzato: risolse un grave problema, perché i centri di analisi esistenti non ce la facevano. Oggi quel laboratorio lavora ancora a pieno regime, fa analisi bioptiche.
Fu un lavoro full time: cominciava alle 8 di mattina e spesso finiva alle 24. Dovetti mettermi in aspettativa alla CAFRO: prima gestisco questa emergenza, dissi, in ditta c’era chi mi poteva sostituire per un po’ di tempo.
Il nostro Team è rimasto molto legato, dopo aver superato assieme momenti così difficili e dimostrato di saper fare squadra; a 5 anni di distanza, ogni occasione è buona per vederci, e magari anche per rimboccarci le maniche.





























