Sabato 24 maggio, nei boschi delle brughiere, nome evocativo per il nostro Club, si è svolta la simpatica e piacevolissima iniziativa valuta dalla nostra Presidente di una passeggiata meditativa e rilassante nei boschi che circondano Meda.
Ecco le sensazioni e la cronaca della giornata curate da Roberto Mancina che si ringrazia per la collaborazione.
“……. ci siamo ritrovati verso le 15,30 in un parcheggio sul limitare dei boschi delle brughiere, lungo la strada che congiunge Meda a Figino Serenza.
Eravamo Cora, Pino, Roberto e il nostro Virgilio: Chiara Pasinetti.
Ci ha spiegato di avere fatto uno stage specifico per potere svolgere questa attività, che consiste nel risvegliare i nostri sensi nel bosco affinché si riesca ad entrare in armonia con la natura. A me sono venuti in mente richiami con la pratica yoga e la filosofia zen: il concentrarsi su punti specifici del proprio corpo mentre si cammina lentamente tra gli alberi, con i cellulari in silenzioso.
Prendevamo coscienza del respiro, della sua ampiezza e frequenza, dell’appoggio del piede sul terreno, quasi a trasmettere alla natura il segnale della nostra presenza.
Poi i movimenti del tronco, delle gambe, delle braccia durante la camminata.
Procedevamo in silenzio, ascoltando le parole di Chiara, che ci invitava a guardarci attorno in modo acritico, oppure ascoltare anche i rumori più lievi: le foglie, il vento, il ruscello, gli insetti, ed assorbire i messaggi che la natura ci trasmetteva, liberando la mente da altri pensieri e permettendo di raggiungere un equilibrio benefico e tonificante.
Gli alberi sono esseri viventi complessi, spiegava Chiara, che per sopravvivere e moltiplicarsi senza muoversi, hanno sviluppato sensibilità specifiche: all’umidità, alla luce, ai nutrimenti del terreno, agli insetti e così via. Quindi le piante “sentono” la nostra presenza, basta lanciare dei segnali recepibili e si riesce ad intuire che stiamo entrando in contatto con loro: basta avvicinarsi, guardarle, toccarle.
Si ha la percezione di un feeling del tutto nuovo per noi, disabituati a queste sensazioni.
Un altro modo per prendere contatto col bosco è chiudere gli occhi e farsi guidare per mano di un compagno, tra le piante, toccare la corteccia e riconoscerne la struttura e la dimensione. Poi, ad un tre di Chiara aprire gli occhi e fare “un’istantanea”: sembra banale, invece è qualcosa di sorprendente.
Altro test: prima di partire scrivere su un bigliettino poche parole sulle nostre aspettative per ottenere tranquillità e rilassamento, poi metterlo ripiegato in un sacchettino che Chiara aveva con sé. Alla fine ciascuno ha pescato nel sacchetto un bigliettino a caso e l’ha commentato. Credo che nessuno abbia pescato il proprio.
Infine, un saluto, un’espressione di amicizia a qualcosa che stava intorno a noi; c’è chi ha scelto una nuvola, chi un albero fiorito, chi un prato.
Erano passate quasi due ore dalla partenza e non ce n’eravamo quasi resi conto.
Tornando a passo normale commentavamo questa esperienza: è piaciuta a tutti.
Consigliamo di farla a chi non l’ha ancora provata, garantiamo che ne rimarrà favorevolmente sorpreso, come lo siamo stati tutti noi”
R.M.

